16/12/2010

Nella seconda repubblica tutti vonno esse presidenti

Col quattordici de dicembre vonno fà 'na gran rivoluzione,

pè volere de quarcheduno che credennose er Padreterno,

ha inteso dà 'n'antra svorta alla nostra Costituzione,

puntando sulla sfiducia che se poteva dà ar Governo.

 

Inzomma, tutti l'itajani cercaveno bene o male de capì,

stà crisi politica che da più de un anno ce stà a tormentà

si etiamDio, se sarebbe spenta come un cerino propio lì,

ner Parlamento, indove la democrazzia se deve cimentà.

 

Ma troppe le strateggie e li marchingegni de 'sto pre voto

che tanti padroni der vapore cianno ben vorzuto spiattellà,

pè impapocchiacce, sarvognuno, quello ch'è già noto?

'stò busillise, puro Brighella ce lo potrebbe ariccontà.

 

Si putacaso, ner Legislativo c'è stato del mercimonio,

Non er governo, se doveva sfiducià, ma er Parlamento

si nun volemo che se trasformi nella casa der demonio

e che la nostra democrazia esali in un urtimo lamento.

 

Annisconnenno stì fatti, volessero cojonà er Quirinale?

Eh!, la fiducia l''hanno imbertata e si c'è un boicottaggio,

quarsiasi tentativo de cambià er governo più non vale,

perchè a la peggio s'ha d'annà a votà tutti ner seggio.

 

Un sillogismo pè prenne decisioni che sò presidenziali,

ma questo ar cittadino benpenzante, nun je pare bello

che Napolitano nun se debba consurtà p'evità li mali.

Deciderà Lui che è il Presidente e non un re Travicello

locurtogiovanni

30/11/2010

L'urtima riforma de la scola

 

Gnisuno sapeva né faceva gnente da che er diavolone

Pè maggia, er sale cominciò affà escì da ‘n pentolone,

ch’annava a fenì, tracimanno drent’ar solito laghetto

Mentre frate sole, cor calore o rinzecchiva zitto zitto.


Ggente, sapè, sora acqua nun ce arimase mica male,

quanno che pè dall’arto, se mise drento casa frate sale;

anzi, fu presa dall’amore der sapere e.... l’abbracciò!

E frate sale, arintontonito, piano piano, tutto se squajiò.


Sor’acqua arimugginò ch’era mejio fasse li fatti sua,

che corpa lei c’aveva, si frate sale s’era fatta la bua.

E fece come er biondo Tevere ar porto de Ripetta,

s’appozzò, perchè li mulinelli ‘n je daveno più retta.


Poi disse a frate sale, hai visto? io bene t’annisconno

E d’andò stai gnisun te sgamerà, cascasse er monno.

Però, er tempo passava e er pentolone tracimava sale

Mentre ner laghetto l’acqua diminuiva e stava male


Pè via che l’arancia dar cielo picchiava troppo forte

e la sora acqua, infine fu abbracciata da la sora morte.

-A sor Teodoro, stà poesia me piace, ma cche vò ddì?

Spiegatime cò dù parole sta tiritera e fatime capì-.


-E’ che er sale daje e daje tutta l’acqua s’è succhiato

E mò drent’ar laghetto ce stà solo lui bell’e sbragato-.

-Ah!, avete spiegato assai, mò sì che stò più fresco!

però, tutta stà manfrina devo dì che mica la capisco-.


Immaggina che l’acque sò tutte l’utenze studentesche,

er sale, pe' dì, ch’inzegna a tutte le frotte scolaresche,

La sora morte lo sanno tutti com’abbraccia la cultura

Strillanno ar ladro, ma poi si arubba lei chi se ne cura?.


E ‘nfine potemo stà a discute der calore spazza tutto

Ch’e riferito à la procreazione che stà listata a lutto.

Quindi, pe’ trovà la conoscenza mò è proprio dura;

nun c’è più, come la sapienza. Questa è la gran paura.


Ma si stamo a ciancischià pè n’artra ghiecina d’anni

Quanno te chiederò chi è tù fijo, tu che m’arisponni?

Un fatto devo dì però che a me me pare tanto strano.

Affà leggi ingiuste destra e sinistra se pijeno pè mano?


Possibbile che fra tutti li nostri del diritto gran cultori

gnisuno, p’avvertì l’italiche ggenti, se n’è escito fori,

co ‘na frase, pè ddì:- attento e nun dormì popol bruto,

er potere cò questa e quella legge infine t’ha fottuto.


Cor potere,si sei uno spirito libbero e nun t’appecoroni,

O strilli o stai in silenzio. Ma dì, ar ladro, lo perdoni?-

-ho capito, sor Teodò, ma nun sò io che l’ho da perdonà,

sò puro li fiji mia e dell’antre genti, che stanno a diggiunà-.


-Ah ecco! Noi stamio a discute chi ha da dì io perdono

e ce dimenticamio, ner mentre, ch’er volgo è tutto prono.

Quer potere politico fa er servo der ladrone e de se stesso,

te guarda dalli seggi er popolo e dice: ma è propio fesso!



Che vvolete?, antro, più de questo, ve dico che nun posso,

'ste leggi, l'avete vorzute voi, mò lassatime stà l'osso.

Sulla ricerca, col riformismo stamo a fà meritocrazzia,

Ma un'unico dipartimento pe controllà nun è democrazzia!-

 

Come si fa a parlare di meritocrazia se non viene prima istituita (ovviamente inserendola nella legge di riforma) una cabina di regia o dipartimento, che coordini non solo l'erogazione dei fondi alle università per i dottorati di ricerca, ma altresì che l'erogazione comportila consegna di un risultato. Questo per il principio di terzietà, consentirebbe di assegnare i giusti proventi per i progetti realizzati, agli autori-inventori, alle Università ed allo Stato. quindi non prrendiamo in giro il popolo con la meritocrazia!!!!!


18/11/2010

Debito: consumismo-scostumismo privato, di stato e degli enti locali

Debito: consumismo-scostumismo, privato, di stato e degli enti locali

Ritornare con la mente ai tempi del boom economico (i fantastici anni sessanta), farebbe riflettere non solo gran parte della gente comune, ma anche molti dei nostri rappresentanti al Parlamento ed al Governo.
Da poco più di un decennio tentavamo di uscire dai disastri della seconda guerra mondiale ed il nostro paese si era ben avviato nella ricostruzione per superare i danni causati dalla guerra: possibilità economiche quasi nulle, ma avendo gran voglia di ricominciare  con senso del dovere e del sacrificio.
L'inventiva, caratteristica che l'italianità ha nel suo Dna, fa esplodere i commerci e le attività produttive inventando ed introducendo in tutti i settori economico-produttivi e di consumo, la CAMBIALE.
Ed è avvenuto che chiunque, pur non avendo capitali, ma avendo spirito di iniziativa, voglia di produrre, di fare approvvigionamenti o di dedicarsi ai consumi, poteva essere parte attiva di questo particolare sistema che ha fatto esplodere in Italia il boom economico.
Su tale via, quasi tutti gli stati occidentali, perdendo di mira la parità di bilancio statale, hanno incanalato i loro conti verso un indebitamento pubblico, che sebbene nel contingente poteva fornire risorse; di anno in anno avrebbe fatto crescere i debiti pubblici.
I debiti pubblici degli stati europei, ma anche di altri stati terzi, erano cresciuti a dismisura e in Europa, nei primi anni novanta, perchè gli stati membri potessero realizzare l'Unione europea si trovarono obbligati ad effettuare i rientri dei debiti pubblici che orq non dovevano superare il 103 % del Prodotto interno lordo.
Ovviamente per ottenere una repentina diminuzione di questi debiti, vari governi degli stati membri si son trovati ad aumentare le tasse, divenendo invisi all'elettorato, che subito ha riversato le sue preferenze, verso i partiti dell'opposizione.
Poichè l'unione europea però si doveva fare, il periodo a cavallo degli anni novanta e duemila, vede  un continuo avvicendamento al governo dei partiti di destra, di sinistra e di centro, nel dirigere le sorti degli stati europei. Questo è stato il costo che le varie comunità europee hanno pagato e stanno ancora pagando.
Così è avvenuto che nel periodo dei primi anni novanta, il debito italiano aveva fatto rilevare un debito pro-capite (comprendendo ovviamente anche i neonati) di 28 milioni di lire.
Oggi, in vigenza dell'Euro, il debito procapite ha raggiunto la somma di 48.000 euro.
Ma parliamo di debito soltanto statale! Perchè in quest'ambito non sono stati considerati i debiti contratti in questi quindici anni da comuni, regioni e provincie, per far fronte alle loro spese gestionali di mera sopravvivenza.
Un modo diverso e subdolo di nascondere un aumento delle tasse.
Alla faccia del federalismo fiscale e del (si fa per dire) mancato aumento delle tasse che gli attuali governanti dichiarano di non aver effettuato.
Ritengo sia doveroso, andare a COLPIRE COLORO CHE HANNO FATTO DEI CONTI PUBBLICI UNA FINANZA ALLEGRA.
I nostri amministratori pubblici, non debbgono sottostare alla regola che vuole che sia osservata "la diligenza del buon padre di famiglia", che in fatto di conti può non avere dimestichezza, ma osservare "la diligenza (quantomeno) del funzionario medio" al quale debbono essere imputate responsabilità più onerose , professionalmente e politicamente parlando.
E' dovere del governo, quale esso sia o sarà nell'anno 2011, parlare con chiarezza agli italiani, senza infingimenti, ed inserire nel suo programma un piano di rientro del debito, per una certezza esistenziale nostra e delle generazioni future.
Ma quel che più conta, dire la verità sui sacrifici che dovranno essere affrontati da tutti gli italiani nel breve o lungo periodo.
Non è di poco conto riflettere sul concetto del "rischio d'impresa" che i governi hanno quasi annullato, favorendo l'imprenditoria ( vuoi anche per creare una casta di capitalisti da contrapporre nei mercati mondiali a quella degli altri, con l'introduzione degli ammortizzatori sociali e delle agevolazioni alle imprese.
Questo è il momento che chi ha più avuto, più deve dare alla collettività e qui si gioca la partita politica ed economica per la sopravvivenza dell'Italia.

locurtogiovanni